Lo studio dei metaboliti circolanti conferma il ruolo protettivo del consumo di caffè nei confronti del rischio di diabete di tipo 2

Shi L, Brunius C, Johansson I, Bergdahl IA, Rolandsson O, van Guelpen B, Winkvist A, Hanhineva K, Landberg R.
J Intern Med. 2019 Dec 9; [Epub ahead of print]

09-01-2020

La letteratura relativa ai possibili effetti favorevoli di salute del consumo di caffè è ormai molto ricca. Da tempo è d’altra parte noto che le modalità di preparazione del caffè stesso sono rilevanti al proposito: le preparazioni per “bollitura”, tipiche della Scandinavia, sembrano avere effetti meno favorevoli rispetto a quelle che prevedono invece una “filtratura”, probabilmente perché le tecniche di bollitura estraggono alcuni componenti diterpenici del caffè (caveolo, cafestolo), che passano nell’infuso e sono caratterizzati da effetti metabolici non favorevoli (per esempio aumentano i livelli della colesterolemia LDL).
Nella larga maggioranza degli studi osservazionali, tuttavia, i livelli di consumo di caffè sono misurati somministrando al pubblico questionari di frequenza, la cui bassa precisione è nota. Gli autori di questo studio hanno pertanto cercato di identificare metaboliti plasmatici in grado di definire aspetti qualitativi e quantitativi del consumo di caffè, in un campione di soggetti arruolati nel Västerbotten Intervention Programme. Hanno successivamente valutato, costruendo uno studio retrospettivo caso-controllo che includeva 421 soggetti diabetici ed altrettanti controlli, la correlazione tra i metaboliti che si sono dimostrati più rappresentativi dei consumi di caffè ed il rischio di diabete di tipo 2.
I risultati dello studio sono interessanti per vari motivi. Da un lato gli autori sono stati effettivamente in grado di identificare alcuni metaboliti che riflettevano, con buona accuratezza, i consumi dell’uno e dell’altro tipo di caffè. Successivamente, essi hanno potuto documentare che consumi crescenti di caffè filtrato si associavano a una riduzione del 60% circa del rischio di sviluppare il diabete (confrontando il quarto con il primo quartile), mentre consumi crescenti di caffè bollito non svolgevano alcun effetto protettivo al proposito. Gli autori hanno anche osservato che i consumi rilevati mediante questionari di frequenza suggerivano effetti dei due tipi di caffè analoghi a quelli rilevati determinandone i metaboliti a livello plasmatico, ma che non raggiungevano la significatività statistica.
Lo studio si aggiunge quindi alle crescenti evidenze che il consumo di caffè filtrato (assai simile a quello ottenuto impiegando le tecniche di preparazione in uso nel nostro paese) si associano a una costante ed ampia riduzione del rischio di diabete di tipo 2. Mostra inoltre una migliore accuratezza dei rilievi di consumo ottenuti mediante tecniche metabolomiche, ma conferma al tempo stesso che i risultati ottenuti mediante lo studio delle frequenze di consumo sono probabilmente affidabili.

Glossario

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Plasma metabolite biomarkers of boiled and filtered coffee intake and their association with type 2 diabetes risk

BACKGROUND: Habitual coffee intake has been associated with a lower risk of developing type 2 diabetes (T2D), but few studies used biomarkers to reflect intake and investigated different coffee brews, that is boiled and filtered, separately.
OBJECTIVES: To identify plasma metabolites associated with boiled or filtered coffee intake and to examine their association with T2D risk in Swedish adults.
METHODS: In a case-control study nested within the Västerbotten Intervention Programme, baseline plasma samples from 421 case-control pairs and samples from a subset of 149 pairs at a 10-year follow-up were analysed using untargeted LC-MS metabolomics. We identified metabolites associated with food frequency questionnaires (FFQ)-estimated coffee intake and assessed odds ratios of T2D.
RESULTS: In total, 24 and 32 metabolites were associated with boiled or filtered coffee intake. We determined robust metabolite panels for highly specific prediction of boiled or filtered coffee. We observed an inverse association between the metabolite panel of filtered coffee and T2D risk. No association with T2D was observed for the panel of boiled coffee intake. Similar results were observed for FFQ-estimated coffee intake.
CONCLUSIONS: We identified plasma metabolites specifically associated with boiled or filtered coffee intake, which might be used as selective biomarkers. Our study supports a protective role of habitual intake of filtered coffee on T2D development. The lack of association for boiled coffee intake might be due to the lack of a protective effect of boiled coffee or due to the limited number of boiled coffee consumers in this population, but it warrants further investigation.

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