Risultati sovrapponibili sulla perdita ponderale e sui fattori di rischio cardiometabolici confrontando il digiuno intermittente e la restrizione calorica costante

Sundfør T, Svendsen M, Tonstad S.
Nutr Metab Cardiovasc Dis 2018; doi: 10.1016/j.numecd.2018.03.009.

06-04-2018

In questo studio sono stati confrontati, in termini sia di efficacia e sia di fattibilità (adesione ed effetti collaterali), due differenti approcci dietetici mirati al calo ponderale: un regime di restrizione calorica continua e il cosiddetto digiuno intermittente.
Uomini e donne di età compresa tra 21 e 70 anni con obesità addominale marcata e almeno un altro elemento tipico della sindrome metabolica (tra ipertensione, alterazioni del metabolismo degli zuccheri, dislipidemia) sono stati assegnati in modo randomizzato ad uno dei due schemi alimentari, seguendo per 6 mesi un regime di restrizione calorica continua (circa 1463 kcal al giorno per le donne e 1837 kcal al giorno per gli uomini) o uno schema che prevedeva 2 giorni non consecutivi di forte restrizione calorica (400-600 kcal/die) e 5 giorni di restrizione calorica moderata.
I due schemi alimentari erano comunque basati sui principi della dieta mediterranea. Nei successivi sei mesi, tutti i soggetti allo studio sono stati seguiti con programmi di counselling cognitivo-comportamentale per facilitare il mantenimento dei risultati ottenuti.
Al termine dei 12 mesi è stata rilevata una perdita ponderale soddisfacente e simile nei due gruppi: 8 kg in media nel digiuno intermittente e 9 kg in media nel gruppo a restrizione calorica. Sovrapponibile è risultata anche la riduzione del girovita: 8,7 cm e 9,6 cm in media rispettivamente nel gruppo “digiuno intermittente” e “restrizione calorica continua”. Infine, anche gli altri fattori di rischio cardiometabolici (pressione arteriosa, emoglobina glicata e colesterolemia HDL) tipici della sindrome metabolica sono migliorati senza differenze significative tra i due gruppi.
I soggetti che sono stati trattati con il digiuno intermittente hanno segnalato, lungo tutta la durata dello studio, un maggior senso di fame e, nei sei mesi di mantenimento, hanno riguadagnato in media 1,1 kg, circa il doppio cioè del gruppo sottoposto restrizione calorica continua. Gli Autori sottolineano come questi risultati debbano essere confermati da studi di maggior durata, che permettano di definire l’adesione ad entrambi gli approcci per almeno 2 anni consecutivi.

Glossario

  • Sindrome metabolica

    La Sindrome Metabolica è una condizione metabolica caratterizzata dalla contemporanea associazione di diversi fattori di rischio metabolici nello stesso paziente, che incrementano la possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete.

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

  • Dieta mediterranea

    Regime alimentare a base di cereali integrali, legumi, ortaggi, frutta, olio d'oliva.

  • Pressione arteriosa

    Pressione del sangue nelle arterie dovuto all'attività contrattile del muscolo cardiaco e alla resistenza vascolare periferica, distinta in sistolica o massima e diastolica o minima.

Effect of intermittent versus continuous energy restriction on weight loss, maintenance and cardiometabolic risk: a randomized 1-year trial

BACKGROUND & AIMS: Long-term adherence to conventional weight-loss diets is limited while intermittent fasting has risen in popularity. We compared the effects of intermittent versus continuous energy restriction on weight loss, maintenance and cardiometabolic risk factors in adults with abdominal obesity and ≥1 additional component of metabolic syndrome.
METHODS & RESULTS: In total 112 participants (men [50%] and women [50%]) aged 21-70 years with BMI 30-45 kg/m2 (mean 35.2 [SD 3.7]) were randomized to intermittent or continuous energy restriction. A 6-month weight-loss phase including 10 visits with dieticians was followed by a 6-month maintenance phase without additional face-to-face counselling. The intermittent energy restriction group was advised to consume 400/600 kcal (female/male) on two non-consecutive days. Based on dietary records both groups reduced energy intake by ~26-28%. Weight loss was similar among participants in the intermittent and continuous energy restriction groups (8.0 kg [SD 6.5] versus 9.0 kg [SD 7.1]; p=0.6). There were favorable improvements in waist circumference, blood pressure, triglycerides and HDL cholesterol with no difference between groups. Weight regain was minimal and similar between the intermittent and continuous energy restriction groups (1.1 kg [SD 3.8] versus 0.4 kg [SD 4.0]; p=0.6). Intermittent restriction participants reported higher hunger scores than continuous restriction participants on a subjective numeric rating scale (4.7 [SD 2.2] vs 3.6 [SD 2.2]; p=0.002).
CONCLUSIONS: Both intermittent and continuous energy restriction resulted in similar weight loss, maintenance and improvements in cardiovascular risk factors after one year. However, feelings of hunger may be more pronounced during intermittent energy restriction.

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