Un apporto quotidiano di noci non influenza il declino cognitivo a due anni in una popolazione di anziani

Sala-Vila A, Valls-Pedret C, Rajaram S, Coll-Padrós N, Cofán M, Serra-Mir M, Pérez-Heras AM, Roth I, Freitas-Simoes TM, Doménech M, Calvo C, López-Illamola A, Bitok E, Buxton NK, Huey L, Arechiga A, Oda K, Lee GJ, Corella D, Vaqué-Alcázar L, Sala-Llonch R, Bartrés-Faz D, Sabaté J, Ros E.
Am J Clin Nutr. 2020;nqz328. doi:10.1093/ajcn/nqz328

05-02-2020

Un quadro clinico di decadimento cognitivo è di frequente riscontro in età avanzata. Negli studi prospettici di carattere osservazionale si osserva in genere una riduzione del rischio di declino cognitivo, o di demenza, tra le persone con un maggiore apporto di antiossidanti con gli alimenti, e specificamente frutta, verdura, frutta secca; anche la presenza nella dieta di cibi ricchi in acidi grassi omega-3 sembra svolgere, al proposito, un certo effetto protettivo.
È tuttavia noto che gli studi osservazionali non consentono di definire con certezza una relazione causa-effetto tra i parametri considerati.  Gli autori di questo lavoro hanno quindi realizzato uno studio di intervento controllato, della durata di due anni, in California e in Spagna su circa 700 soggetti, di età compresa tra 63 e 79 anni (68% donne) e in buona salute generale all’arruolamento, randomizzati a consumare quotidianamente il 15% delle calorie giornaliere da noci (30-60 g di noci al giorno), o ad una dieta di controllo senza noci. Le noci sono state scelte per il loro elevato contenuto in antiossidanti e per il buon tenore in acido alfa-linolenico (pari al 10% circa delle calorie), un acido grasso omega-3. I soggetti sono stati sottoposti, all’inizio e al termine del periodo di osservazione, ad una batteria di test finalizzati a definire in maniera accurata il loro status cognitivo. In un sottogruppo di circa 100 soggetti è stata anche condotta una valutazione funzionale cerebrale mediante risonanza magnetica (fMRI).
I gruppi erano ben bilanciati all’arruolamento; durante lo studio i soggetti che assumevano noci avevano un apporto di circa 200 kcal in più al giorno, rispetto al gruppo di controllo, dovute in buona parte all’apporto di acidi grassi polinsaturi contenuti nelle noci; il loro peso corporeo si è rivelato, al termine dei due anni di studio, di circa 500 g superiore rispetto al gruppo di controllo, il cui peso era invece di fatto invariato.
I risultati dello studio sono stati purtroppo deludenti, e non si è osservata alcuna differenza significativa tra il declino cognitivo dei soggetti che avevano consumato le noci e del gruppo di controllo. Nessuna differenza, in particolare, è stata rilevata nell’andamento degli indicatori valutati di memoria, del linguaggio, della percezione. Minime evidenze di una maggiore attivazione di specifiche aree cerebrali sono state rilevate al fMRI nel gruppo spagnolo di intervento con le noci, ma gli autori stessi tendono a ridimensionare il significato di questo rilievo.
Questo risultato negativo non è facilmente spiegabile. È possibile che il periodo di osservazione (2 anni) sia stato troppo limitato, o che le differenze nell’apporto calorico dei due gruppi possano aver giocato un ruolo di rilievo al proposito. È anche possibile che sia necessario arruolare soggetti con un iniziale declino cognitivo per aumentare le probabilità di identificare un effetto protettivo della dieta testata. Lo studio sottolinea peraltro l’estrema importanza di allestire, ove possibile, studi di intervento controllati per confermare le indicazioni ottenute dagli studi di epidemiologia osservazionale.

Glossario

  • Studi di intervento controllati

    In questi studi, parte dei soggetti viene sottoposta ad un intervento (in genere, ma non necessariamente, un farmaco). Mentra un secondo gruppo (di controllo) viene sottoposto ad un altro intervento. Questo secondo intervento può essere costituito dal placebo, e cioè da un prodotto privo di effetti farmacologici diretti. Ambedue i gruppi vengono quindi seguiti per un tempo predefinito. La differenza nell'incidenza degli eventi di interesse osservata nei due gruppi viene attribuita al trattamento somministrato.

Effect of a 2-year diet intervention with walnuts on cognitive decline. The Walnuts And Healthy Aging (WAHA) study: a randomized controlled trial.

Background: Walnut consumption counteracts oxidative stress and inflammation, 2 drivers of cognitive decline. Clinical data concerning effects on cognition are lacking.
Objectives: The Walnuts And Healthy Aging study is a 2-center (Barcelona, Spain; Loma Linda, CA) randomized controlled trial examining the cognitive effects of a 2-y walnut intervention in cognitively healthy elders.
Methods: We randomly allocated 708 free-living elders (63-79 y, 68% women) to a diet enriched with walnuts at ∼15% energy (30-60 g/d) or a control diet (abstention from walnuts). We administered a comprehensive neurocognitive test battery at baseline and 2 y. Change in the global cognition composite was the primary outcome. We performed repeated structural and functional brain MRI in 108 Barcelona participants.
Results: A total of 636 participants completed the intervention. Besides differences in nutrient intake, participants from Barcelona smoked more, were less educated, and had lower baseline neuropsychological test scores than those from Loma Linda. Walnuts were well tolerated and compliance was good. Modified intention-to-treat analyses (n = 657) uncovered no between-group differences in the global cognitive composite, with mean changes of -0.072 (95% CI: -0.100, -0.043) in the walnut diet group and -0.086 (95% CI: -0.115, -0.057) in the control diet group (P = 0.491). Post hoc analyses revealed significant differences in the Barcelona cohort, with unadjusted changes of -0.037 (95% CI: -0.077, 0.002) in the walnut group and -0.097 (95% CI: -0.137, -0.057) in controls (P = 0.040). Results of brain fMRI in a subset of Barcelona participants indicated greater functional network recruitment in a working memory task in controls.
Conclusions: Walnut supplementation for 2 y had no effect on cognition in healthy elders. However, brain fMRI and post hoc analyses by site suggest that walnuts might delay cognitive decline in subgroups at higher risk. These encouraging but inconclusive results warrant further investigation, particularly targeting disadvantaged populations, in whom greatest benefit could be expected.This trial was registered at clinicaltrials.gov as NCT01634841.

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