Una metanalisi di studi di intervento conferma l’effetto antinfiammatorio dei prodotti della filiera del latte

Moosavian SP, Rahimlou M, Saneei P, Esmaillzadeh A.
Nutr Metab Cardiovasc Dis 2020 Feb 13. doi.org/10.1016/j.numecd.2020.01.011.

02-04-2020

Il ruolo dell’infiammazione nello sviluppo delle malattie degenerative tipiche della nostra società (e specificamente dell’aterosclerosi) è ormai riconosciuto dalla comunità scientifica. Processi di carattere infiammatorio sarebbero per esempio implicati nella rottura delle lesioni aterosclerotiche (le “placche”), il fenomeno che innesca l’occlusione vasale e quindi l’infarto miocardico o l’ictus ischemico cerebrale. Per questi motivi, l’effetto dei vari alimenti, o dei pattern dietetici, o ancora di specifici nutrienti sui livelli dei marcatori di infiammazione nell’uomo ha suscitato negli ultimi anni un’attenzione crescente.
In questa metanalisi di autori iraniani sono stati identificati 11 studi di intervento randomizzati e controllati, condotti su soggetti sovrappeso o obesi, o portatori di sindrome metabolica, che hanno esaminato la relazione tra il consumo di alimenti della filiera del latte e i livelli di marcatori di infiammazione nell’uomo. In dettaglio, nei soggetti arruolati (complessivamente oltre 600), che erano stati randomizzati al consumo di quantità predefinite di latte, yogurt, o formaggi, e confrontati con gruppi di controllo randomizzati invece al consumo di quantità inferiori o nulle degli stessi prodotti, erano stati determinati gli effetti del trattamento sui livelli plasmatici di alcuni marcatori di infiammazione (proteina C reattiva, o PCR, interleuchina 6, o IL-6, TNF-alfa), su alcuni marcatori di attivazione endoteliale e su una citochina ad azione antinfiammatoria, l’adiponectina.
Tra i soggetti randomizzati al consumo di prodotti della filiera del latte i livelli di PCR, IL-6 e TNF-alfa sono risultati complessivamente ridotti in modo statisticamente significativo, rispetto al gruppo di controllo. Tra i parametri di attivazione endoteliale esaminati, solo i livelli della Monocyte Chemoattractant Protein-1 (MPC-1) si erano ridotti, mentre erano aumentati i livelli di adiponectina. L’ampiezza delle variazioni osservate era piuttosto limitata; inoltre le differenze tra i due bracci di trattamento si attenuavano ulteriormente, perdendo la significatività statistica, quando si consideravano soltanto gli studi di formato cross-over (in genere ritenuti di maggiore affidabilità).
Gli autori concludono quindi che i prodotti della filiera del latte sembrano caratterizzati da un’azione blandamente favorevole sui parametri di infiammazione, che potrebbe contribuire a spiegare le associazioni protettive rilevate in molti studi osservazionali tra il consumo di questi prodotti e il rischio di eventi cardio- e cerebro-vascolari. Anche la riduzione del rischio di diabete di tipo 2, spesso osservata in relazione al consumo di latte e derivati, potrebbe essere spiegata dall’effetto antinfiammatorio di questi alimenti, che migliorerebbe la resistenza insulinica.
Il meccanismo dell’azione antinfiammatoria dei prodotti della filiera del latte, come ricordano gli autori, non è facile da definire. È possibile che il contenuto di calcio giochi un ruolo a questo proposito, o che sia invece rilevante l’effetto dei peptidi ad azione ACE-inibitoria, o ancora dell’aminoacido leucina, riccamente rappresentato nel latte e dotato di un’azione antiossidante ed antinfiammatoria dimostrata  in vitro e nei modelli animali.

Glossario

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

  • Aterosclerosi

    Patologia delle arterie caratterizzata da depositi di grassi, infiammazione, fibrosi e calcificazione nella parete vascolare. Le placche aterosclerotiche sono le tipiche lesioni di questa patologia.

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Sindrome metabolica

    La Sindrome Metabolica è una condizione metabolica caratterizzata dalla contemporanea associazione di diversi fattori di rischio metabolici nello stesso paziente, che incrementano la possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete.

  • Interleuchina 6

    Prodotta dai monociti, fibroblasti nel topo dalle cellule T, ha i seguenti effetti: febbre (pirogeno), induzione della crescita dei plasmocitomi e degli ibridomi, amplificazione della produzione di Ig, aumento del MHC di classe I sui fibroblasti, sinergismo con IL-2 nella produzione delle proteine di fase acuta da parte degli epatociti, sinergismo con IL-3 nella crescita delle cellule emopoietiche, induzione della differenziazione dei CTL.

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Antiossidante

    Sostanza che impedisce o rallenta l'ossidazione.

Effects of dairy products consumption on inflammatory biomarkers among adults: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials.

Aims This study aimed to summarize earlier studies on the effects of dairy consumption on inflammatory biomarkers in adults and to quantify these effects through meta-analysis.
Data Synthesis A comprehensive search of all relevant articles, published up to December 2019 indexed in PubMed, ISI (Institute for Scientific Information), EmBase, Scopus, and Google Scholar was done using relevant keywords. Randomized controlled trials (RCTs) that examined the effect of dairy products consumption, compared with low or no dairy intake, on inflammatory biomarkers in adults were included.
Results Overall, 11 RCTs with 663 participants were included in this meta-analysis. We found that high consumption of dairy products, compared with low or no dairy intake, might significantly reduce CRP [weighed mean difference (WMD): -0.24 mg/L; 95% CI, -0.35, -0.14], TNF-α (WMD:- 0.66 pg/mL; 95% CI, -1.23, -0.09), IL-6 (WMD: -0.74 pg/mL; 95% CI, -1.36, -0.12), and MCP concentrations (WMD: -25.58 pg/mL; 95% CI, -50.31, -0.86). However, when the analyses were confined to cross-over trials, no such beneficial effects of dairy intake on inflammation were observed. In addition, high dairy intake might result in increased adiponectin levels (WMD: 2.42μg/mL; 95% CI, 0.17, 4.66). No significant effect of dairy consumption on serum leptin (WMD: -0.32 ng/mL; 95% CI, -3.30, 2.65), ICAM-1 (WMD: -3.38 ng/ml; 95% CI, -15.57, 8.96) and VCAM-1 (WMD: 3.1 ng/mL; 95% CI, -21.38, 27.58) levels was observed.
Conclusions In summary, the current meta-analysis indicated that dairy intake might improve several inflammatory biomarkers in adults. In most subgroups without heterogeneity, effects tended to be null. Study design and participants’ age were the main sources of heterogeneity. More research, with a particular focus on fat content of dairy foods, is recommended.

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