Una nuova metanalisi non rileva una correlazione protettiva tra il consumo di frutta secca a guscio e il rischio di diabete di tipo 2

Becerra-Tomás N, Paz-Graniel I, Hernández-Alonso P, Jenkins D, Kendall C, Sievenpiper JL, Salas-Salvadó J.
Am J Clin Nutr. 2021;nqaa358. [published online ahead of print, 2021 Jan 20].

22-02-2021

Un crescente numero di studi suggerisce un ruolo favorevole del consumo di frutta secca con guscio sulla salute. Anche il rischio di diabete di tipo 2 sembrerebbe ridotto tra i consumatori rispetto ai non consumatori: le evidenze a sostegno di quest’ultima tesi rimangono tuttora controverse e non conclusive.
Con lo scopo di esaminare questa possibile relazione gli autori di questa metanalisi hanno preso in esame i dati ottenuti in 8 grandi studi osservazionali, di cui 5 prospettici e 3 trasversali, condotti in tutti i continenti. Dall’analisi complessiva dei dati non è emersa alcuna associazione significativa tra il consumo di frutta secca a guscio e il rischio di diabete. Un effetto protettivo si è osservato solamente per il burro di arachidi, consumato abitualmente nella popolazione americana, che è risultato inversamente associato in modo statisticamente significativo con l’incidenza di diabete (RR: -13%), e forse per le noci, per le quali era tuttavia disponibile un unico studio, che necessita di ulteriori conferme.
Questi risultati, che sono in buon accordo con quelli di precedenti metanalisi condotte sullo stesso argomento, sono tuttavia in contrasto con alcuni studi di intervento che suggeriscono invece un effetto positivo favorevole del consumo di frutta secca oleosa sul controllo glicemico ed insulinemico, specie nelle persone sane. Nonostante questa categoria di alimenti abbia certamente un ruolo nell’ambito di una dieta sana ed equilibrata, grazie al suo contenuto di minerali, vitamine, fibre, ma anche di fitosteroli e composti fenolici per i quali è ormai accertato l’effetto positivo sulla salute in generale, il loro ruolo nella prevenzione del diabete di tipo due sembra quindi al più incerto.
Sul piano generale è importante osservare che gli studi “negativi” che appaiono in letteratura sono spesso valutati con minor attenzione, soprattutto dalla stampa “laica”, rispetto a quelli che invece suggeriscono nuove associazioni, favorevoli o non favorevoli, tra alimenti e salute. È invece molto importante valutare la letteratura nel suo complesso, e metanalisi come questa vanno considerate strumenti importanti per fare chiarezza su questi temi di evidente importanza ed interesse generale.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Incidenza

    Il numero di nuovi casi osservati in una popolazione nell'unità di tempo (in genere un anno). Un'incidenza dell'infarto in una popolazione dell'1 per mille indica che, ogni anno, un soggetto su mille viene colpito dalla malattia. Da non confondere con "prevalenza" (vedi).

Nut consumption and type 2 diabetes risk: a systematic review and meta-analysis of observational studies

BACKGROUND: Previous meta-analyses, with some methodological controversies, have assessed the relation between nut consumption and type 2 diabetes (T2D) risk and pointed to contradictory results, making desirable the performance of an updated meta-analysis.
OBJECTIVES: We aimed to systematically review and meta-analyze all the published studies investigating the relations of total nuts and different types of nuts-i.e., walnuts, peanuts, peanut butter, and total tree nuts-with the prevalence and incidence of T2D.
METHODS: A systematic search was conducted in the PubMed and Cochrane databases through 12 August, 2020. The inverse variance method with fixed-effect models was used to pool data across studies, expressed as risk ratios (RRs) or ORs and 95% CIs for prospective cohort and cross-sectional studies, respectively. The Cochran Q test and I2 statistics were used to test and quantify heterogeneity, respectively. Dose-response meta-analysis was also conducted.
RESULTS: Eight studies (5 prospective and 3 cross-sectional) were included in the quantitative synthesis. Meta-analyses of cross-sectional studies and prospective cohort studies, comparing the highest with the lowest categories, revealed a nonsignificant association between total nut consumption and T2D. Meta-analyses of prospective cohort studies showed an inverse association between peanut butter consumption and T2D incidence (RR: 0.87; 95% CI: 0.77, 0.98; I2 = 50.6%; Pheterogeneity = 0.16), whereas no association was observed between peanuts or tree nuts and T2D. There was no evidence of a linear dose-response or nonlinear dose-response gradient for total nut and peanut consumption in prospective cohort studies. The certainty of the evidence using NutriGrade was very low for all the exposures.
CONCLUSIONS: Current results do not demonstrate an association of total nut, peanut, or tree nut consumption with T2D. Peanut butter consumption may be inversely associated with this disease.

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