Una revisione sistematica degli studi di intervento conferma il ruolo antinfiammatorio dei prodotti della filiera del latte

Nieman KM, Anderson BD, Cifelli CJ.
J Am Coll Nutr. 2020;1-12. doi:10.1080/07315724.2020.1800532

10-09-2020

Il dibattito sulla possibile azione degli alimenti della filiera del latte sui marcatori di infiammazione, i cui livelli correlano con il rischio di molte malattie croniche non trasmissibili, è tuttora acceso: soprattutto per il contenuto di questi prodotti in acidi grassi saturi e lattosio, il cui consumo è stato da alcuni associato a un aumento di biomarcatori dell’infiammazione, specie nei soggetti in sovrappeso.
Questa metanalisi ha focalizzato la sua attenzione sull’effetto del consumo dei prodotti lattiero-caseari, o delle proteine purificate del latte, su alcuni marker di infiammazione tra i quali la proteina C-reattiva (PCR), l’interleuchina 6 (IL-6) e il fattore di necrosi tumorale (TNF-alfa).
Gli autori hanno analizzato 27 studi (26 randomizzati controllati e 1 osservazionale) sull’argomento, per un totale di circa 1450 uomini e donne sani o con diagnosi di sovrappeso e obesità, ipertensione, diabete di tipo 2, ipercolesterolemia o sindrome metabolica, ma esenti da patologie ad impronta infiammatoria. I soggetti arruolati sono stati randomizzati al consumo di porzioni definite di prodotti lattiero-caseari (latte, yogurt, formaggi) o di proteine del latte (caseine o proteine del siero) e confrontati con gruppi di controllo randomizzati invece a porzioni inferiori o nulle degli stessi prodotti, di prodotti equivalenti senza o a basso contenuto di grassi oppure di alternative vegetali (bevande e prodotti fermentati a base di soia).
I risultati ottenuti suggeriscono che i prodotti della filiera del latte eserciterebbero un effetto nullo o potenzialmente benefico sull’infiammazione sistemica di basso grado, specie nei soggetti con BMI elevato e con una pregressa diagnosi di sindrome metabolica. Dei 18 studi che hanno valutato tale effetto, 8 hanno rilevato la riduzione di almeno uno dei parametri infiammatori nel gruppo randomizzato al consumo di latte e derivati, mentre 10 non hanno identificato differenze significative.
Non si sono riscontrati, nello specifico, cambiamenti significativi del profilo infiammatorio negli studi in cui è stato valutato l’effetto del consumo di yogurt nei soggetti in sovrappeso e obesi, mentre è stata segnalata una diminuzione significativa dei livelli sierici di PCR, IL-6 e TNF-a nei soggetti con sindrome metabolica che avevano consumato 3 porzioni di latticini al giorno per circa 3 mesi (rispetto al consumo di prodotti alternativi). In uno dei due studi condotti su adulti sani si è invece riscontrata una significativa diminuzione dei livelli plasmatici di TNF-alfa nei soggetti randomizzati al consumo di yogurt rispetto al gruppo di controllo al quale era stato chiesto di consumare l’equivalente vegetale.
La blanda azione antinfiammatoria dei prodotti lattiero caseari, secondo gli autori, potrebbe essere attribuita alla presenza di componenti della matrice dei prodotti, tra i quali la vitamina D, il calcio e alcuni peptidi bioattivi, che sembrano giocare un ruolo importante nella riduzione della risposta infiammatoria dell’organismo. Nessun cambiamento statisticamente significativo è stato invece rilevato negli studi di intervento nei quali è stato valutato l’effetto del consumo diretto delle proteine del latte sui parametri infiammatori: risultato che, suggeriscono gli autori, escluderebbe una correlazione tra questi macronutrienti e il rischio di infiammazione sistemica.

Glossario

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

  • Grassi saturi

    Grasso solidi a temperatura ambiente. Negli alimenti si trovano combinazioni di acidi grassi monoinsaturi, polinsaturi e saturi. I saturi si trovano nei latticini ricchi di grassi come formaggio, latte intero, burro, nelle carni, nella pelle e nel grasso di pollo e tacchino, nel lardo, nell’olio di palma e di cocco. Hanno lo stesso apporto calorico degli altri grassi e possono contribuire all’aumento di peso se consumati in eccesso. Una dieta ricca di grassi saturi può anche elevare il tasso di colesterolo nel sangue e quindi il rischio di patologie cardiache.

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Interleuchina 6

    Prodotta dai monociti, fibroblasti nel topo dalle cellule T, ha i seguenti effetti: febbre (pirogeno), induzione della crescita dei plasmocitomi e degli ibridomi, amplificazione della produzione di Ig, aumento del MHC di classe I sui fibroblasti, sinergismo con IL-2 nella produzione delle proteine di fase acuta da parte degli epatociti, sinergismo con IL-3 nella crescita delle cellule emopoietiche, induzione della differenziazione dei CTL.

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Sindrome metabolica

    La Sindrome Metabolica è una condizione metabolica caratterizzata dalla contemporanea associazione di diversi fattori di rischio metabolici nello stesso paziente, che incrementano la possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete.

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

The Effects of Dairy Product and Dairy Protein Intake on Inflammation: A Systematic Review of the Literature

Systemic inflammation is associated with obesity and chronic disease risk. Intake of dairy foods is associated with reduced risk of type 2 diabetes and cardiovascular disease; however, the impact of dairy foods on inflammation is not well-established. The objective of this study was to conduct a systematic review to evaluate the effect of dairy product (milk, cheese, and yogurt) and dairy protein consumption on low-grade systemic inflammation in adults without severe inflammatory disorders. A literature search was completed in September 2019 using PubMed and CENTRAL as well as inspection of reference lists from relevant review articles. The search resulted in the identification of 27 randomized controlled trials which were included in this analysis. In the 19 trials which evaluated dairy products, 10 reported no effect of the intervention, while 8 reported a reduction in at least one biomarker of inflammation. All 8 trials that investigated dairy protein intake on markers of inflammation reported no effect of the intervention. The available literature suggests that dairy products and dairy proteins have neutral to beneficial effects on biomarkers of inflammation. Additional clinical studies designed using inflammatory biomarkers as the primary outcome are needed to fully elucidate the effects of dairy intake on inflammation.

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