Un’alimentazione di qualità decrescente dopo i 50 anni non si assocerebbe a un maggior rischio di demenza,
ma potrebbe rappresentarne un segnale preclinico

Akbaraly TN, Singh-Manoux A, Dugravot A, Brunner EJ, Kivimäki M, Sabia S.
JAMA. 2019 Mar 12;321(10):957-968.

22-03-2019

Uno studio britannico di popolazione (Whitehall II study), avviato tra il 1985 e il 1988 e proseguito fino al 2017, ha preso in esame il rapporto tra qualità dell’alimentazione e rischio di demenza, monitorando nel tempo le abitudini alimentari e la salute cognitiva.
La composizione della dieta è stata valutata ogni 5 anni, secondo il punteggio Alternate Health Eating Index, distinguendo tra un’alimentazione classificata come salutare (caratterizzata da elevato consumo di frutta, verdura, pesce) e un’alimentazione di tipo occidentale (con prevalente consumo di fritture, carne rossa e trasformata, dolci, derivati del latte interi, cereali raffinati). La valutazione dello stato cognitivo ha dal canto suo permesso di stimare l’incidenza di demenza e il declino cognitivo in due periodi: 1997-1999 e 2015-2016.
Al termine di questi 24,8 anni di osservazione, i ricercatori hanno concluso che la qualità dell’alimentazione seguita dai 50 anni in poi non si associa in modo significativo al rischio di demenza nel tempo.
Scorporando i dati successivi al decimo anno di osservazione, però, gli stessi ricercatori hanno rilevato un progressivo declino della qualità della dieta nei soggetti che avrebbero a breve sviluppato una demenza, rispetto a coloro che, nei quasi 25 anni di osservazione totale, hanno mostrato un declino cognitivo fisiologico per età.
Secondo gli autori dello studio, i dati vanno quindi considerati in un’altra prospettiva, e cioè inquadrati nel lungo periodo preclinico (15-20 anni) di una malattia complessa come la demenza, in cui compaiono man mano accelerazione del declino cognitivo, repentini cambiamenti di umore, sintomi depressivi: condizioni che sovvertono lo stile di vita, comprese le abitudini alimentari.
I ricercatori concludono quindi che una progressiva riduzione di qualità della dieta dopo i 50 anni non dovrebbe essere considerata un fattore di rischio di demenza, quanto probabilmente uno degli elementi in grado di segnalare, insieme ad altri, un quadro preclinico della malattia.

Glossario

  • Incidenza

    Il numero di nuovi casi osservati in una popolazione nell'unità di tempo (in genere un anno). Un'incidenza dell'infarto in una popolazione dell'1 per mille indica che, ogni anno, un soggetto su mille viene colpito dalla malattia. Da non confondere con "prevalenza" (vedi).

Association of Midlife Diet With Subsequent Risk for Dementia.

IMPORTANCE: Observational studies suggest that diet is linked to cognitive health. However, the duration of follow-up in many studies is not sufficient to take into account the long preclinical phase of dementia, and the evidence from interventional studies is not conclusive.
OBJECTIVE: To examine whether midlife diet is associated with subsequent risk for dementia.
DESIGN, SETTING, AND PARTICIPANTS: Population-based cohort study established in 1985-1988 that had dietary intake assessed in 1991-1993, 1997-1999, and 2002-2004 and follow-up for incident dementia until March 31, 2017.
EXPOSURES: Food frequency questionnaire to derive the Alternate Healthy Eating Index (AHEI), an 11-component diet quality score (score range, 0-110), with higher scores indicating a healthier diet.
MAIN OUTCOME AND MEASURES: Incident dementia ascertained through linkage to electronic health records.
RESULTS: Among 8225 participants without dementia in 1991-1993 (mean age, 50.2 years [SD, 6.1 years]; 5686 [69.1%] were men), a total of 344 cases of incident dementia were recorded during a median follow-up of 24.8 years (interquartile range, 24.2-25.1 years). No significant difference in the incidence rate for dementia was observed in tertiles of AHEI exposure during 1991-1993, 1997-1999 (median follow-up, 19.1 years), and 2002-2004 (median follow-up, 13.5 years). Compared with an incidence rate for dementia of 1.76 (95% CI, 1.47-2.12) per 1000 person-years in the worst tertile of AHEI (lowest tertile of diet quality) in 1991-1993, the absolute rate difference for the intermediate tertile was 0.03 (95% CI, -0.43 to 0.49) per 1000 person-years and for the best tertile was 0.04 (95% CI, -0.42 to 0.51) per 1000 person-years. Compared with the worst AHEI tertile in 1997-1999 (incidence rate for dementia, 2.06 [95% CI, 1.62 to 2.61] per 1000 person-years), the absolute rate difference for the intermediate AHEI tertile was 0.14 (95% CI, -0.58 to 0.86) per 1000 person-years and for the best AHEI tertile was 0.14 (95% CI, -0.58 to 0.85) per 1000 person-years. Compared with the worst AHEI tertile in 2002-2004 (incidence rate for dementia, 3.12 [95% CI, 2.49 to 3.92] per 1000 person-years), the absolute rate difference for the intermediate AHEI tertile was -0.61 (95% CI, -1.56 to 0.33) per 1000 person-years and for the best AHEI tertile was -0.73 (95% CI, -1.67 to 0.22) per 1000 person-years. In the multivariable analysis, the adjusted hazard ratios (HRs) for dementia per 1-SD (10-point) AHEI increment were not significant as assessed in 1991-1993 (adjusted HR, 0.97 [95% CI, 0.87 to 1.08]), in 1997-1999 (adjusted HR, 0.97 [95% CI, 0.83 to 1.12]), or in 2002-2004 (adjusted HR, 0.87 [95% CI, 0.75 to 1.00]).
CONCLUSIONS AND RELEVANCE: In this long-term prospective cohort study, diet quality assessed during midlife was not significantly associated with subsequent risk for dementia.

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