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Da un'imponente indagine osservazionale emerge una relazione non lineare tra concentrazioni circolanti di vitamina B12, rischio oncologico e mortalità totale. La carenza si conferma un segnale di rischio che, se stabile nel tempo, richiede attenzione clinica, mentre elevati livelli ematici riflettono la possibile presenza di patologie sottostanti.

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In una popolazione di ultranovantenni, con una forte componente genetica favorevole alla longevità, la relazione tra il consumo di specifici cibi e la durata della vita presenta peculiarità tali da non fare necessariamente delle loro abitudini alimentari un modello dietetico universale.

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In giovani adulti sani, il consumo di quantità moderate di carne rossa allevata al pascolo non comporta modificazioni rilevanti dei principali marker cardiometabolici rispetto alle alternative vegetali alla carne, ma sembrano favorire il mantenimento dei livelli plasmatici di acido docosapentaenoico, un omega-3 a lunga catena.





